Mentre facciamo riunione nella sala cucina della masseria c’è una troupe di RaiTre che si aggira per il campo. Poco prima un ragazzo ubriachissimo inveiva contro tutto e tutti, etnie diverse dalla sua, bianchi, chiunque. Nel frattempo si sta cercando con infinita pazienza di convincere alcuni migranti a spostarsi da dove hanno costruito le loro baracche di fortuna. Spiegargli che sono fatte in una zona del campo in cui non è possibile farlo non risulta essere un argomento particolarmente convincente.
È una giornata tranquilla e, paragonata ai momenti passati, sembra tutto calmo.
Nardò, provincia di Lecce, Salento, Puglia.
Per il secondo anno alla masseria Boncuri le Brigate di Solidarietà Attiva e l’associazione Finis Terrae gestiscono un campo ove centinaia di braccianti migranti originari dall’Africa giungono per la raccolta dei pomodori e delle angurie.
L’umanità che popola queste terre brulle a Nardò è variegata da tutti i punti di vista.
Sono numerosissime le etnie che abitano le tende blu nella parte organizzata della masseria così come tutti gli angoli e pertugi possibili e immaginabili. Tunisini, ghanesi, camerunensi, ivoriani, da anni in Italia con tutte le carte in regola, senza permesso di soggiorno, arrivati da poco, con famiglie che li aspettano nelle diverse città da cui si sono mossi per venire qui piuttosto che da soli, studenti universitari, laureati, senza scolarizzazione, giovani, giovanissimi, uomini di mezz’età, balordi furbi e malandrini come serafici e flemmatici lavoratori, sorridenti, gioviali, incazzati, polemici, consapevoli, determinati, stressati, senza speranza, fiduciosi…
Qui c’è il meglio di quello che si potrebbe trovare, il suo contrario e tanto altro ancora.
Dentro le tre stanze della masseria analogamente si trovano persone che arrivano da tutte le città e da storie anche molto diverse. Le Brigate di Solidarietà Attiva insieme a Finis Terrae sono il riferimento di quest’esperienza e catalizzano la partecipazione di molti dei suoi appartenenti così come di gruppi e singoli che, in relazione con loro sui diversi territori, vengono a contribuire al di là delle specifiche situazioni d’appartenenza.
Qui gli estremi si scontrano, convivono, si influenzano, si modificano e si ripropongono.
Per la prima volta s’è dato un evento unico: i braccianti si sono organizzati e messi in sciopero. Da soli, perchè le BSA sono fermissime sul principio di autorganizzazione dei migranti: le assemblee, le discussioni, le decisioni riguardo questa battaglia sono completamente in mano ai braccianti.
Ci sono stati, ad oggi, sei giorni di sciopero. I migranti, compatti, si sono astenuti dal lavoro. Hanno rifiutato di fare la raccolta dei pomodori, di essere sfruttati per 3/4 euro per ogni cassone che richiede un’ora e più di lavoro, d’esser costretti a pagare il trasporto al caporale di turno, il panino, l’acqua, perchè si è liberissimi di portarsi il cibo da soli ma così facendo il giorno dopo non si viene più presi a lavorare. Si sono organizzati tra le diverse etnie, scegliendo un portavoce per ognuna, svolgendo assemblee di campo in cui decidono insieme su quali punti costruire questa battaglia.
Chiedono paghe più alte, contratti veri, un centro per l’impiego al campo di Boncuri che permetta di saltare il passaggio obbligato dai caporali, trasporti messi a disposizione dalle imprese o dalle istituzioni, una legge sul caporalato che passi dalle sanzioni amministrative a quelle penali.
Rivendicazioni chiare, semplici, dirette.
D’altra parte la quotidianità in questo luogo è complessa, sfiancante, colpisce in tutta la sua drammatica umanità.
Ogni giorno ci sono decine di richieste d’aiuto di ogni tipo: c’è il presidio medico, con i volontari che cercano faticosamente di soddisfare ogni domanda, con continui invii negli ospedali della zona (è morto anche un ragazzo qualche giorno or sono e non certo per le condizioni di vita nel campo, come addirittura qualcuno a sinistra ha lasciato intendere). Le condizioni complessive di vita (e ancor di più di lavoro) sono le cause di continue malattie circolatorie, polmonari, di ogni tipo, per non parlare di quanto rischia “d’ammalarsi” la testa: depressione, abbruttimento, mancanza di fiducia e speranza, problemi d’abuso d’alcool, autolesionismo, aggressività sono rischi e compagni di viaggio quotidiani.
Il lavoro poi nel periodo della raccolta delle angurie mancava, con la raccolta dei pomodori è arrivato ma solo per una piccola fetta dei braccianti presenti. E allora, in queste condizioni, allo stremo delle forze, della sopportazione, delle proprie risorse economiche quanto interiori, farsi prendere dall’odio e dalla rabbia, magari verso chi è di fianco a sé, sarebbe la cosa più semplice.
Le risse, i litigi, le ruberie gli uni verso gli altri, sarebbe falso negarlo, sono una costante che accompagna, a volte in forma esplosiva, altre rimanendo sottotraccia, la vita di questo luogo. I volontari, i militanti che gestiscono questo campo camminano su di un sottile filo del rasoio tra tutto ciò. Ci vuole pazienza, dedizione, convinzione in sé e ancor più nella funzione di questo luogo innanzi tutto come esperienza non (solo) di solidarietà quanto di lotta, di battaglia politica. Generosi, pazzi, sorridenti e stremati, dal mattino sino a orari impossibili la notte, in un continuo aiutare, affiancare, ascoltare, assistere, partecipare. Con l’unica organizzazione possibile in questo luogo, che è quella che si inventa di giorno in giorno e che cambia continuamente rimodellandosi quotidianamente alla luce di ogni imprevisto e di ogni evento.
Ma come contraltare vi sono slanci enormi e piccoli gesti quotidiani fatti di solidarietà, forza comune, condivisione. I dannati della terra di Nardò sono al contempo un corpo unico in lotta, una forza consapevole e potente.
Del resto qui prende forma la storia più antica della lotta di classe, nelle sue accezioni più vere e storicamente esperite, in una terra che ha visto lo sfruttamento dei braccianti, la messa in schiavitù delle persone, la violazione sistematica di ogni diritto crescere e radicarsi come fosse una tradizione consolidata. Ma allo stesso modo a Boncuri siamo nel pieno della modernità della crisi economica che reinventa lo sfruttamento e lo declina all’oggi, siamo all’innalzamento all’infinito della precarietà di vita e di lavoro fatta a sistema.
La battaglia dei braccianti di Boncuri di cosa ci parla, del resto, se non delle lotte per il lavoro, il reddito, il welfare?
Cosa chiedono i migranti di questo campo se non le stesse cose che hanno alimentato l’anno appena passato con i suoi scioperi generali e generalizzati, le battaglie per il reddito e i beni comuni che hanno animato le mobilitazioni nate nelle Università sulla scia dell’iniziale contrasto alla riforma Gelmini?
Per la prima volta, forse non in assoluto ma certamente in maniera così evidente, nel nostro paese c’è uno scontro tra la crisi del capitale e la capacità d’autorganizzazione dei migranti su di un terreno eminentemente lavorativo e non genericamente legato “ai diritti”.
Anche per questo motivo “gli antirazzisti” fanno fatica a mettersi sulla lunghezza d’onda corretta. Qui lo schema “italiani solidali con i migranti privi di diritti di cittadinanza” non funziona per niente e non avrebbe alcun senso di proporsi. I braccianti di Nardò per primi dicono che la loro lotta è per il salario, le condizioni di lavoro, come qualunque altro lavoratore (e non), da qualunque parte del mondo provenga, Italia compresa.
E, infine, in questa vicenda si intrecciano radicalità, autorganizzazione, vertenza lavorativa e istituzionale, spezzando anche per i movimenti alcune consuetudini e luoghi comuni: nella battaglia dei braccianti di Nardò l’autorganizzazione è totale, la radicalità delle rivendicazioni ancor più che delle forme di lotta, l’individuazione del terreno vertenziale con le istituzioni altrettanto. Per questo Nardò oggi può essere non solo l’ennesima conferma per cui è dentro le contraddizioni che si esperiscono i processi virtuosi del conflitto ma anche una preziosa indicazione per l’autunno che viene.
|||| DAL CONCERTO DEI SUBSONICA ALL’ARENA DI MILANO: IL BLITZ DEL COLLETTIVO ZAM|||
Il vento è cambiato? Allora alziamo il volume!
Musicisti, fotografi, artisti, suonatori, occupanti di spazi sociali, promoter, raver, bonghisti discreti, bevitori in compagnia, cantastorie, skater, organizzatori di concerti, wryter, reppettari, soci e non di associazioni e circoli, strimpellatori improvvisati, animatori di feste, dj, vj, mc, amanti degli spazi aperti, degli spazi pubblici, della socialità, della musica, della cultura, dei decibel quando ci vogliono…
Per anni l’amministrazione di questa città c’è stata nemica, avversa, ostile. concretamente, quotidianamente, ossessivamente. C’hanno trattato come nemici, come problema d’ordine pubblico, come una vergogna da rimuovere, estirpare, cancellare. Per anni Milano è stata intrappolata dall’intolleranza di pochi: intolleranza verso chi ha la pelle nera, verso la tribù che balla, verso chi ha la musica nel sangue.
Per anni l’amministrazione della città è stata in mano ad una cricca di sordi che ha escluso qualsiasi possibilità di dialogo. Il modello di città vivibile che perseguivano, se mai ve ne è stato uno, corrispondeva all’idea opposta alla nostra ed è per questo che la vocazione autoritaria di Milano è stata una triste consuetudine e quasi non ci stupivamo più nel vedere periodicamente repressa la voglia di divertirsi, di stare insieme e di rianimare la città.
Ci siamo ribellati come autentici sognatori a questa strumentalizzazione: giovane non ha mai fatto rima con criminale, notte non ha mai fatto rima con reato !
I nostri sogni sono sempre stati irrinunciabili, ostinati, testardi, resistenti e si sono contrapposti a politiche incapaci di trovare una soluzione alle esigenze differenti che popolano Milano I sogni però non sono controllabili, e più vengono ostacolati più si moltiplicano, si coltivano e si condividono. In questa primavera la città di Milano ha mandato a casa i SORDI, urlando il sogno collettivo di una città viva, ricca di luci e di suoni, di musica e vita come cultura, una città a misura anche di chi anima la notte.
Ora però noi, i sognatori, vogliamo vedere i segni del cambiamento, sentire il suono forte di una musica diversa, toccare con mano una città nuova, annusare realmente il profumo del rinnovamento, gustare finalmente Milano a piene mani. Siamo sognatori, non illusi.
Siamo concretamente sognatori, convinti protagonisti di ciò che accade e che deve cambiare. Non deleghiamo nulla, non aspettiamo regalie ma ci aspettiamo cambiamenti concreti.
Dieci anni fa Genova fu attraversata dalla rabbia scaturita dalle disuguaglianze e dalle ingiustizie generate da un’economia perversa,fondata sul profitto e sullo sfruttamento. In quei giorni centinaia di migliaia di persone riempirono le strade di Genova urlando”un altro mondo è possibile”,un mondo in cui la mercificazionde delle vite e dei territori non avrebbe trovato posto.
Gli 8 “grandi” ebbero paura, e con loro le prede che dal libero mercato traevano profitti vertiginosi rubando il futuro alle generazioni successive. E la risposta fu proporzionale ai loro timori di profitti erosi.Brutalità di piazza, la mattanza della Diaz, le torture di Bolzaneto e l’uccisione di Carlo, un ragazzo che quel giorno era in piazza come tante e tanti di noi.
Ma tante persone a Genova non ci sono state, per scelta o perchè erano troppo piccole.
Ecco, noi vogliamo ricordare ed attualizzare quelle giornate che cambiarono le vite di molte persone, consci che non c’è futuro senza memoria, che le lotte di oggi dei movimenti sono figlie del movimento di Genova.
Abbiamo deciso di farlo riprendendoci ancora una volta le strade ed i parchi di questa metropoli, perchè crediamo che la risposta al silenzio,alle menzogne e all’auto-assoluzione dello Stato debba essere pratica quotidiana nella nostra vita e nelle nostre città.
In un’era di “crisi” creata da questo sistema economico iniquo ci riprendiamo un parco simbolo di socialità, blindato dalle giunte milanesi passate a colpi di cancelli e recinti.
Lo abbiamo sempre fatto e lo rifacciamo anche oggi, per ribadire il nostro no alle chiusure dei muri,da Milano a Gaza.
Per un mondo senza confini, per un mondo di rispetto e per l’autodeterminazione delle nostre vite, dalle valli alle città.
|||||VENERDì 22/7/11|||||
DALLE 15.00 NEL PARCO DI PIAZZA VETRA
dj SET :
TRASHMILANO
B_TEAM
GAMBA DE LENK (LIVE ORCHESTRA)
QUATTRO ASSI
BRAVI RAGAZZI
DEGENERE REBEL SOUND
END
ESA & FRIENDS
ROCKETCREW
-MOSTRA FOTOGRAFICA SULLE GIORNATE DEL G8 (DINO FRACCHIA-MANUEL VIGNANI-ANTONELLO NUSCIA-TAVOLE DI ZEROCALCARE)
-GAZEBO CON PROIEZIONI DI VIDEO SU GENOVA (FREE CONSOLE VJ)
-LIVE PAINTING PERFORMAnCE (per ridare luce ai muri di questa citta) con i VOLKsWRITErS
Abbiamo intenzione di partire tutti e tutte assieme per andare al corteo nazionale del 23 Luglio a Genova.Per questo stiamo organizzando dei bus.
|||INFOPOINT PER I PULLMAN DEL 23 A GENOVA (CORTEO NAZIONALE)|||
Per prenotazioni : mail:pullmangenova [@] hotmail .com
tell. 3895445079
Partenza Sabato 23 Luglio ore 10.00 Romolo(mm2)
La nostra città arida non la vogliamo e dal basso ce la riprenderemo tutta…
Per Carlo,Abba,Renato,Federico,Dax,Nicola,Michele e tutti i morti ammazzati sul cemento…
Per chi lotta perchè ciò non accada più!
SENZA MEMORIA NON C’E’ FUTURO!
LE STRADE SONO NOSTRE..
ASSOCIAZIONE CULTURALE E ANTIFASCISTA”DAX16MARZO2003″
C.A. TORCHIERA
COMITATO NO EXPO
CORSARI MILANO
CSA BARAONDA
FOA BOCCACCIO 003
INTELLIGENCE PRECARIA
SOS FORNACE
VOLKSWRITERS
ZONA AUTONOMA MILANO-ZAM
VENERDI’ 15 LUGLIO h. 21:00
B.S.A. Milano e Z.A.M. vi invitano al dibattito
SANATORIA TRUFFA UN ANNO DOPO
dopo gru, torri e occupazioni, come continuare la lotta?
intervengono:
– Coordinamento migranti Bologna
– Coordinamento migranti Toscana Nord
– Presidio sopra e sotto la gru Brescia
– Immigrati autorganizzati Milano
– Razzismo stop Padova
a seguire…
||||||SERATA BENEFIT BSA MILANO|||||
Anche quest’anno le Brigate di Solidarietà Attiva promuovono la campagna “Ingaggiami contro il lavoro nero”, proponendo un campo di accoglienza per lavoratori stagionali che raccolgono angurie a Nardò (Lecce). Un punto di partenza per la sensibilizzazione e l’acquisizione dei diritti dei lavoratori, contro lo sfruttamento del lavoro nero e la logica del caporalato. Durante la serata sarà proiettato il documentario girato al campo l’anno scorso, Braccianti del XXI secolo.
Se vuoi sostenerci e/o saperne di più, fai un salto!
VENERDI’ 15 LUGLIO dalle 23 DJSET
BENEFIT B.S.A. MILANO
special guest DJ ALI BABA from Baluardo
Sono un immigrato, vivo a Milano da 5 anni. Nel mio paese non avevo un futuro, così sono partito per cercare lavoro.
Sono entrato in Italia irregolarmente, perchè non c’era altro modo. Ora lavoro nei cantieri o nei mercati, in nero, perchè non c’è altro modo.
Sono un clandestino, invisibile e ricattabile.
Un giorno un amico mi dice che c’è una “sanatoria”, che se riesco a farmi assumere come colf o badante posso ottenere il permesso. Io non sono né colf né badante. Ma vorrei tornare nel mio paese, vorrei sposarmi, fare dei figli e portarli qui con me. Allora raccolgo tutto quello che ho, mi faccio prestare quello che manca, e pago. Pago un mio connazionale che mi dice che un datore di lavoro italiano vuole assumermi. Pago 3000 euro, pensando a tutta la fatica che ho fatto per guadagnarli. Ma sono felice, perché quando avrò il permesso non sarò più illegale.
Poi però passano mesi e del permesso non so ancora nulla. Il tizio a cui ho dato i soldi non risponde più al telefono, è sparito. Anche il mio amico ha pagato e anche lui non sa più niente della sua pratica. E allora capisco, siamo stati truffati.
Decido di andare dalla polizia a denunciare il mio estorsore. Mi chiedono i dati, mi prendono le impronte. E invece di aiutarmi, mi danno un’espulsione.
Questa potrebbe essere la storia di migliaia di immigrati in Italia. Da qui nascono tutta la rabbia e l’indignazione che li hanno portati l’autunno scorso a salire su una gru a Brescia e su una torre a Milano, mentre in tante altre città si organizziavano presidi, manifestazioni e proteste. Di loro ne hanno parlato giornali, radio, televisioni; sotto quelle gru e quelle torri hanno conosciuto il significato della parola lotta e la solidarietà di tanti, italiani e stranieri. Non sono più invisibili, ora, e non sono certo soli. Associazioni, gruppi e attivisti continuano e continueranno a sostenerli. Ma dopo più di un anno di mobilitazioni, qual’è il bilancio? Quanto è stato ottenuto e quanto invece è ancora da rivendicare? Noi crediamo che sia ora di confrontare le diverse strade percorse e rafforzare le reti che da Padova a Massa Carrara, da Brescia a Bologna, ci uniscono tutti, italiani e stranieri, in un’unica lotta. Perché i diritti o sono di tutti o di nessuno. E insieme va decisa la prossima mossa.
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ZAM
VIa Olgiati 12,Barona
MM2 Famagosta – Bus 95, 47 – Tram 2, 14 http://zam2011.tk/
MERCOLEDI 13 LUGLIO
Ore 21.30
|| EVENTO GRATUITO||
CineZAM presenta:
ISOLA 10
Un film di Miguel Littin.
Con Benjamín Vicuña, Cristian De La Fuente, Pablo Krögh, José Bertrand, Sergio Hernández.
Titolo originale Isla 10. Drammatico, durata 117 min.
Cile, Brasile, Venezuela 2009. – Nomad Film
Cile. Settembre 1973. Dopo il colpo di stato militare che rovescia Allende, un gruppo di ministri e di autorità del suo seguito vengono fatti prigionieri e deportati nel campo di concentramento di Dawson Island, nello Stretto di Magellano. Tra loro c’è Sergio Bitar, ministro delle miniere e consigliere economico del presidente, prigioniero numero 10, che di quella prigionia scriverà, una volta libero, dopo un lungo esilio.
Miguel Littin, cineasta cileno conosciuto e apprezzato internazionalmente, ricostruisce la testimonianza di Bitar amalgamando l’esperienza da documentarista con una buona sensibilità per il racconto. Così, gli attori in scena incarnano credibilmente la Storia, la sua memoria, e le storie, che il cinema può e deve raccontare, con i propri mezzi da teatro delle ombre e dei fantasmi.
La quotidianità dei lavori forzati, dell’obbedienza imposta col terrore, dell’impossibilità di usare la parola come strumento di replica per chi nella parola ha creduto, mettendo la propria al servizio degli altri, è cosa immaginabile, sulla quale Littin non insiste, provando invece a spostare l’occhio sulle eccezioni, sul numero del soldato tonto, sull’empatia di una guardia politicamente confusa, che intima ai prigionieri di gridare di dolore, come se li stesse malmenando, mentre li invita a riempirsi in fretta le tasche di frutta secca, ricca di vitamine.
Non per questo Dawson Island 10 diviene un film imprevedibile, non è il suo scopo né la sua virtù. La sua qualità è un’altra, quella di raccontare l’intelligenza di un gruppo di persone che non dimentica la propria identità, malgrado la condizione; che non si rifiuta ma non per questo accetta; che conosce il valore di una matita (spezzata), di uno spiraglio per l’espressione. Dignità del narrato e del narratore, quindi, che, posta a premessa, autorizza anche i primi piani, la messa in scena dei sentimenti. Non è mai stata qualità facile da portare in superficie sullo schermo, l’intelligenza, senza farsi lusingare dalle sirene della vanità o della pretesa di insegnare qualcosa, meno che mai quando la sua natura non è individuale ma collettiva. Un merito che Littin si guadagna nel nome della sobrietà e dell’impegno.
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Tre giorni di performance di teatro danza,fuoco musica e teatro.
IN THE PIPELINE FESTIVAL sosterrà nello specifico,il progetto artistico Piccole Marquisakis che vede coinvolte tre giovani performer residenti in Francia.
Presso lo spazio ZAM di Via Olgiati 12:
ore 21.45
Piccole Marquisakis
Piece di Teatro Danza
di e con Helene Gautier,Mairi Pardalaki,Francesca Saraullo
ore 22.30
FeuerENergie-Spettacolo di Fuoco
di e con ChasmaGes Teatro+Scum from the Sun
ore 23.15
MECanics for DREAMERS performance
di e con TANA+LucaValisi+Fefè
A seguire Live e Dj set con:
BNCexpress Live Band
Drum-Mauro Forester
Bass-Enea Brandi
Guitar-Dj Lol
Decks&Keyboard-Promenade
Le altre date del Festival ( per info vai su lecittasottoli.noblogs.org)
Venerdi 8 Luglio FOA BOCCACCIO Via Durini,Monza
Domenica 10 Luglio CARROZZERIA MARGOT Via Padova 29,Milano
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