McK e Partigiani in Ogni Quartiere 2010/2011

 

Venerdì 18 Novembre, Cheap Music, Minimal, Minimal Techno, Elettronica

VENERDì 18 NOVEMBRE 2011

Zona Autonoma Milano PRESENTA:

CHEAP MUSIC

dj set:

DANO CARFì minimal

PIECES OF MUD minimal techno

DUAL JOICE elettronica

sottoscrizione libera  SOSTENIAMO Z.A.M.

START 22:00

Regole della serata:

-Niente razzismo e omofobia

-Non spacciare nulla

-Si preferisce gente abbastanza lucida (no hard drugs only Ganja)

-Rispetta il centro sociale e la zona che lo ospita

-Le persone in cassa e al bar non sono pagate (non é nè un pub, nè una discoteca) quindi trattale bene e ricordati che lo spazio é di tutti ma non di chi non lo rispetta!

ZAM – ZONA AUTONOMA MILANOvia Olgiati 12, BaronaMM2 Famagosta, Porta Genova

Bus 95, 47, 74, 76, 325Tram 2

E’ morta Norina Pesce, Viva la Partigiana Norina Pesce

 

Oggi 6 novembre è morta la Partigiana Norina Brambilla Pesce. Nome di battaglia “Sandra”. Una vita dedicata alla lotta per la libertà e per l’antifascismo.

Non possiamo non essere tristi. Persone come Norina hanno combattuto una guerra per la libertà e per liberarci dall’oppressione nazi-fascista e hanno continuato a combattere senza tregua, fino all’ultimo giorno.

Ci mancherà la tua forza e la tua parola.

«Secondo me sono state le donne a dare inizio alla Resistenza… la loro partecipazione fu dovuta a motivazioni personali; a differenza di molti uomini che scelsero di andare in montagna per sottrarsi all’arruolamento nell’esercito di Salò, nessun obbligo le costringeva ad una scelta di parte; fu anche l’occasione per affermare quei diritti che non avevamo mai avuto, mai come in quei mesi ci siamo sentite pari all’uomo…»

«Si vuole falsificare la Resistenza, lo chiamano revisionismo ma spesso è falsificazione della storia. Noi siamo stati impegnati per tutta la vita per difendere la libertà, oggi ho 87 anni, non ho rimorsi, ho un rimpianto ma non voglio parlarne. Quando cala il sole chiudo le persiane perché non amo il buio della notte…»

 

Comunicato della RSU e degli operai della INNSE

Comunicato della RSU e degli operai della INNSE

Sono arrivate, dopo due anni, le richieste di rinvio a giudizio per sedici manifestanti che il giorno 2 Agosto 2009 parteciparono alla protesta, che gli operai della INNSE misero in atto, per cercare di bloccare lo smontaggio delle macchine della fabbrica. La scelta, a caldo, fu quella di manifestare sulla tangenziale. Il mattino la fabbrica era circondata dalla forza pubblica, all’interno squadre di operai avevano iniziato a smontare le macchine, il presidio era stato rimosso all’alba: fu in quella situazione che un corteo spontaneo, ancora poco numeroso, si diresse verso la tangenziale per attirare l’opinione pubblica su ciò che stava accadendo. Un sito produttivo stava per essere demolito senza appello.

La protesta sulla tangenziale durò pochi minuti, si decise di tornare in Via Rubattino raccogliendosi davanti ai cancelli e chiedendo alle istituzioni di intervenire per bloccare lo smontaggio. Non successe niente. Per bloccare lo smontaggio quattro operai e un sindacalista dovettero finire su un carro ponte della fabbrica e vi restarono per nove giorni. La conclusione si conosce bene, la fabbrica venne comprata da un nuovo imprenditore e sta funzionando normalmente, ci sono state nel frattempo nuove assunzioni.

I sedici manifestanti, rinviati a giudizio, sono fra i primi che accorsero quella tragica mattina e manifestarono con noi operai della INNSE affinchè la fabbrica non venisse smantellata. Una scelta che fa loro onore, sostenevano una lotta operaia  che andava avanti da oltre quattordici mesi.

Vengono rinviati in giudizio giovani operai, lavoratori precari e  studenti che avevano capito fin dall’inizio che la lotta per non far chiudere la INNSE riguardava direttamente anche loro, le loro condizioni di lavoro, il loro futuro. Fin dall’inizio avevano sostenuto il presidio, erano stati solidali con noi anche quando sembrava che la fabbrica fosse morta e sepolta.

Gli operai della INNSE non dimenticheranno mai il ruolo dei sostenitori, diventati centinaia, accampati in Via Rubattino nei giorni cruciali della gru, restituiremo ai sedici sostenitori, che oggi si vogliono processare, la stessa solidarietà che abbiamo ricevuto.

Il messaggio che si vuol mandare è quello di ergere un muro fra gli operai in lotta contro la chiusura delle fabbriche e i militanti che le sostengono: i primi, sopportati a malapena, i secondi denunciati alla magistratura.

Dopo la conclusione della vicenda INNSE tanti, fra istituzioni e partiti, si sono attribuiti meriti che non avevano, tanti hanno speso parole di elogio per aver salvato una fabbrica che ha fatto la storia di Milano, chi invece ha contribuito, con la sua presenza insieme agli operai, a rendere possibile  questo risultato deve finire in tribunale.

Come operai della INNSE non possiamo accettarlo e saremo sempre al loro fianco.

Milano     25/10/ 2011

Presentazione del Libro “Storia Di Una Foto”

 

Il 27 Ottobre verrà presentato a Zam il libro “Storia di una foto”.

Si tratta di un libro pubblicato da Deriveapprodi a cura di Sergio
Bianchi.

Il libro parla della famosa foto dell’autonomo che spara scattata
in Via De Amicis il 14 Maggio 1977.

Nel libro c’è il racconto di quella tragica giornata (sia con atti
giudiziari che con racconti di persone che c’erano) in cui uno spezzone
dell’Autonomia Operia staccatosi dal corteo del movimento per passare sotto
il carcere di San Vittore attaccò a colpi d’arma da fuoco un repato
di Polizia incrociato in Via De Amicis con la morte di un poliziotto.
Presente tutta la sequenza fotografica (con molti inediti) di quel
momento.

Qualche contributo per illustrare il contesto nel quale fu scattata la foto.

Il movimento milanese arriva a quell’anno di ribellione già esausto
e reduce dall’ assalto alla Prima della Scala del 7 Dicembre 1976.

Un assalto che ha portato a centinaia di fermati ed a decine di feriti
(alcuni ustionati dal lancio impreciso delle molotov).

Si può dire che Milano ha anticipato la rivolta del ’77 nei due anni
precedenti. Dalle Giornate d’Aprile del ’75
al Festival del Parco Lambro del ’76

passando per l’Autunno delle autoriduzioni e dei circoli del proletariato
giovanile.

Quelli che seguono sono racconti (e quindi punti di vista soggettivi)
di quei mesi:

-Assalto alla Prima della Scala, 7 Dicembre 1976

-Corteo del 12 Marzo 1977 con la sparatoria all’Assolombarda

-Corteo del 14 Maggio 1977 con la sparatoria di Via De Amicis:

Z.A.M.

Via Olgiati 12, Barona (Milano)

MM2 Famagosta

Tram 2

Bus 95,47,74,76

28 ottobre: General Levy & Bonnot JUNGLE SHOW

 

VENERDI’ 28 OTTOBRE

GENERAL LEVY & BONNOT A ZAM

General Levy e Bonnot insieme, in una formidabile combo collaudata e attiva ormai da 3 anni, presentano uno show che mescola reggae ed elettronica, freschi del successo di “The Highest Grade”, la tune scritta da General sul “THC” riddim di Bonnot, uscito l’ 1 Febbraio 2011, che in soli 6 giorni è arrivata al 1° posto nella classifica dei vinili più venduti del mese da SoundQuake.com, il più importante distributore di musica Reggae d’Europa. Per molte settimane è rimasta nella “Top Ten” of Top Sales.

Lo storico Mc di “Incredible” e “Professional Ganja Smoker” e il pluripremiato produttore di Assalti Frontali hanno già all’attivo una trentina di date e molte produzioni in studio:
“We Pray”, primo singolo nonchè title track dell’ultimo Ep (2010) di Paul Levy è stata prodotta da Bonnot mentre il veterano della jungle ha cantato nella hit “Intergalactical”, inclusa nel nuovo album solista di Bonnot “Intergalactc Arena” (2010), song in cui per la prima volta il nostro “Generale” torna (finalmente!) con un inedito nella scena jungle/drum’n’bass.

INTERGALACTICAL : il nuovo video della super hit che sta facendo
saltare la gente nei clubs di tutto il mondo.
http://www.youtube.com/watch?v=NSZCWIUNKhI

HIGHEST GRADE: il nuovo ritmo reggae di Bonnot che è arrivato al 1°
posto nella classifica vendite di SoundQuake, il più grosso
distributore di musica reggae in Europa.
Dopo 2 settimane in top 10, la tune è tuttora al 9° posto.
http://www.youtube.com/watch?v=peWyoWCdkMo

Per ascoltare le tune di General Levy prodotte
da Bonnot visita : http://soundcloud.com/bonnot e
www.bonnot.it

Playa Hata:
http://soundcloud.com/bonnot/playa-hata-general-levy-bonnot

Open Act: Dj Narco

 

Una settimana dopo: Appunti Romani

La giornata del 15 ottobre ha visto scendere in piazza milioni di persone in tutto il mondo, unite da una volontà comune: dire un forte no all’attuale gestione politica ed economica della crisi globale,
ribadire che non c’è più disponibilità a pagarne il prezzo in silenzio o ad accettare il sacrificio dei beni comuni sull’altare delle banche e l’imposizione dell’Austerità (che tanto piace invece ai politicanti d’Europa ostaggi della Bce.)
A Roma, in particolare, abbiamo partecipato a una manifestazione che conteneva non una sparuta pattuglia di militanti anticapitalisti ma un’espressione di ampi strati della società messa alle corde dalla drammatica situazione socio-economica del nostro Paese. Un corteo quindi dove l’elemento centrale e di ricchezza è stato l’eterogeneità; una manifestazione così grande da contenere al suo interno svariate età e storie politiche, anche molto differenti fra loro (poco coincidente quindi con le rappresentazioni semplicistiche e riduttive del giorno dopo); dove si percepiva un diffuso e palpabile sentimento di rabbia e di rivincita soprattutto da parte di quel 99% abbandonato e spinto sull’orlo dell’esclusione sociale: operai, ricercatori, insegnanti precari, cassaintegrati, ma soprattutto tanti studenti e tanti giovani.

La rabbia certo può avere diverse modalità espressive, ma deve essere elemento qualificante dei movimenti la capacità di offrire un possibile orizzonte in cui essa diventi progetto.

Questa capacità di dare un orizzonte di senso in cui esprimere e incanalare la rabbia degna di chi si sente privato del proprio futuro è stata la più grande mancanza collettiva (e non ci sottraiamo a questa colpa) dei movimenti sabato scorso: infatti questo vuoto è stato riempito con tutto e il contrario di tutto, ed è in questo spazio che si è posizionato il nichilismo distruttivo che ha percorso la prima parte del corteo, e che ha contribuito a impedire un più condivisibile momento conflittuale di massa.Da queste modalità di sovradeterminazione degli spazi comuni di movimento ci sentiamo distanti anni luce e non siamo in alcun modo interessati ad averci nulla a che fare.È necessario che si faccia chiarezza, per quanto ci compete, su cosa intendiamo per scontro, conflitto e radicalità, che non sono sinonimi intercambiabili: quello che c’è stato fino all’intervento della polizia su via Labicana è stato sicuramente ricerca dello scontro, ma non crediamo che automaticamente sia stato espressione di conflitto e radicalità.
La radicalità per noi resta la capacità di esprimere il punto più avanzato del rapporto fra conflitto e consenso. Conflitto e conflittualità per noi sono la capacità di non essere irrilevanti, di creare scompiglio nel “campo nemico” e incidere in tanti e tante sull’esistente. A Roma, poi, c’è stato anche altro: un momento necessario di resistenza collettiva in piazza di San Giovanni, una degna resistenza alle cariche delle forze dell’ordine che attaccavano il corteo, anche nella sua piazza finale, con pericolosissimi caroselli di cossighiana memoria, dimostrando dal nostro punto di vista come sia possibile immaginare e praticare un uso della forza consapevole, utile, sensato, necessario.

In questo senso se vi può essere un paragone con Piazza del Popolo il 14 dicembre dell’anno scorso, a nostro avviso è riscontrabile solo nella vastità della partecipazione e nell’ampiezza del consenso diffuso anche tra i “non attivi” ma non certo dal punto di vista politico e di senso: in quell’occasione tutta la piazza applaudiva e sosteneva chi cercava di perseguire l’obiettivo di raggiungere i palazzi del potere e per questo motivo “attaccava”, questa volta semplicemente solidarizzava con chi difendeva se stesso e tutti. Non è cosa da poco, ma non è la stessa cosa.
Il giorno dopo il corteo abbiamo letto nei social network di inviti alla delazione e, in maniera bipartisan, della necessità di ripristinare e aggiornare la legislazione emergenziale degli anni ’70; sarebbe uno scenario decisamente fosco per la già deteriorata vita democratica italiana il ritorno di leggi che delimitano la libertà nel manifestare il dissenso.
Non ci dilunghiamo nello spiegare l’infamità di “informatiche” pratiche delatorie e di chi vorrà prendervi parte.
Per noi la posta in gioco è alta: sono gli spazi di agibilità e di espressione del conflitto, e sarà nostra cura presidiarli da qualsiasi tipo di attacco e ampliarli con intelligenza e inclusività, all’interno delle dinamiche sociali in cui ogni giorno lottiamo; sempre più convinti che conflitto e consenso debbano andare di pari passo. Questo abbiamo imparato nella nostra breve vita militante: dalla Innse alla Val Susa al comitato antifascista di quartiere.
L’Austerità non finirà presto, e sappiamo che sono molti quelli che non vorranno abbassare la testa; la sfida è ora anche nostra perché non si sciolga tutto nella fiammata di un attimo, sotto i colpi sterili dei media che ancora una volta nascondono il vero nemico: chi la crisi vuole farla pagare a noi.

Z.A.M.

Lab Out Milano

Rete Studenti Milano

Milano In Movimento

Crisi: Alternative e Rivolte (Parte Seconda)

MERCOLEDI 12 OTTOBRE A ZAM

CRISI. alternative e rivolte

L’inasprirsi della crisi economica e dell’attacco speculativo del potere, ha portato a forme di resistenza dal basso, in difesa di quelli che sono i beni comuni. La partecipazione popolare dei comitati, attaccata e ostacolata dai poteri forti, si è trovata a portare avanti più di una semplice vertenza contro un treno, o per l’acqua pubblica, ma una sostanziale battaglia per diritti e democrazia, dando anche un esempio di partecipazione reale alla vita politica.

Esperienze come quelle della Val di Susa e dei referendum del 12/13 giugno sono infatti battaglie contro un sistema che è in crisi da ormai due anni, che si basa sulle privatizzazioni e le liberalizzazioni, come mezzo di profitto.

Uscire dalla crisi vuol dire anche immaginare un sistema che metta realmente al centro il comune, difendendone quelle che sono le sue ricchezze.

intervengono:

Claudio Cancelli

(Docente del politecnico di Torino, consulente tecnico
della Comunità Montana Bassa Valle Susa per l’Alta Velocità)

Nicoletta Dosio

(Comitato di Lotta Popolare di Bussoleno)

Lele Rizzo

(Comitato di Lotta Popolare di Bussoleno/Centro Sociale
Askatasuna)

Giancarlo Peterlongo

(Comitato per l’attuazione del referendum sull’acqua pubblica)

info anche su
zam2011.tk

CARICHE AL PRESIDIO ANTIFASCISTA!

Dopo un venerdì che ha visto gli studenti protagonisti di una splendida giornata di mobilitazione che ha attraversto tutta la penisola, la barona si sveglia in uno scenario surreale : centinaia di uomini in divisa schierati in tutto il quartiere difendono un piccolo gruppo di fascisti del partito la fiamma tricolore che hanno deciso di aprire una sede . L’appuntamento per gli antifascisti è in piazza miani e subito si intuisce la volontà delle forze del ordine di non permettere ai circa duecento abitante della barona accorsi di muoversi in corteo per sensibilizzare la popolazione sulla provocazione da parte dei neofascisti. Quando il presidio decide di muoversi verso zam per un assemblea polizia e carabinieri caricano ripetutamente gli antifascisti ferendone due. Denunciamo il vergognoso comportamento delle forze dell’ordine che ancora una volta difendono i fascisti e caricano i cittadini. Siamo sicuri che nella barona multiculturale e antirazzistra la fiamma tricolore non avrà vita facile e sarà presto costretta a chiudere la sede. La barona è antifascista

 

ZAM

 

More info: http://anpibarona.blogspot.com/

PRESIDIO ANTIFASCISTA

http://anpibarona.blogspot.com/2011/10/il-presidio-e-spostato-in-piazza-miani.html

 

Sabato mattina presidio antifascista contro l’apertura della sede di Fiamma Tricolore.

H 10.00 in piazza Miani!